Stefano Castellani, un fotografo di Roma, mi aveva scritto tempo fa per costruire un carrello per foto e video simile a quello che avevo pubblicato nel primo post del mio blog.
Ora mi ha mandato le foto del suo progetto, scrivendomi alcuni miglioramenti e suggerimenti che possono tornare utili a chi vuole costruirlo.
Come migliorare la tavola
Ruote più vicine ai supporti e una pratica maniglia
Stefano ha usato una tavola 65×65 cm per la superficie del carrello, e due lamiere piegate 5×5 da 3 mm di spessore per i supporti delle ruote. Ha saldato dei piedini forati per avvitare le barre alla tavola.
Una volta montati i due cuscinetti nelle ruote ha infilato le ruote alle barre con un bullone da 8mm. Come rondelle ha usato quelle d’ottone lisce, più quelle zigrinate.
Al posto di due dadi tra ruota e barra ne ha usato solo uno, per fare in modo che le ruote siano più vicine tra loro e scorrano in cima al binario tondo invece che sui lati.
Rondelle d’ottone per fissare le ruote
Un solo bullone per avvicinare le ruote al supporto
Come migliorare i binari
Per fare i binari ha usato 3 canne di PVC da 3 metri, che tagliato in pezzi più corti.
Quelle che ha trovato avevano il diametro interno piuttosto variabile, per ovviare il problema di come giuntare i pezzi ha usato sia giunti di acciaio 33,7 mm che giunti di alluminio 35mm, di 15cm di lunghezza. Entrambi sono un po’ larghi a seconda dei diversi diametri interni, quindi li ha ingrossati con giri contati di nastro telato e nastro di alluminio.
Da un lato restano dentro, dall’altro un giro in meno di nastro permette un buon incastro facile da sfilare. Ha poi numerato i tubi in PVC a ciascuno corrisponde un incastro.
È stato definito game changing – rivoluzionario, e a quanto pare il MōVI, prodotto da Freefly System di Seattle è uno strumento per chi fa cinema che apre molte strade alternative per fare riprese molto più velocemente rispetto ai sistemi tradizionali, e in modo economico. È arrivato a sopresa ed è già la star del NAB 2013, l’annuale fiera di Las Vegas per le tecnologie per i media.
Non è una camera
Rivoluzionario è ciò che permette di realizzare qualcosa in maniera totalmente diversa da come si è sempre fatto. In questo senso Continua a leggere →
The Underwater Realm è un progetto di 5 cortometraggi creati dalla Realm Pictures, una piccola ma brillante produzione indipendente inglese diretta da David M Reynolds.
Li ho conosciuti solo oggi, ormai da qualche giorno hanno iniziato la fase di post produzione, ma mi è bastato vedere pochi secondi dei filmati di aggiornamento che vengono pubblicati settimanalmente sul loro blog per capire lo spessore del loro lavoro, e la storia che raccontano è molto, molto interessante.
Un popolo scomparso
The Underwater Realm parla di un popolo che da 3000 anni vive sul fondo degli oceani terrestri. Nessuno sa come ci sia finito e come abbia fatto a sopravvivere adattandosi alla vita subacquea, e il limite tra leggenda e realtà è estremamente sottile.
Durante questi 3000 anni però la misteriosa popolazione ha avuto sporadici contatti con alcuni esseri umani: Continua a leggere →
Per fare un piccolo cortometraggio, ci vuole una grande attrezzatura. Ma quanto grande?
Beh, noi, per andare sul sicuro, non abbiamo lesinato sulle dimensioni!
Inscatolati su un Ford Transit del ’91 io e l’Assistant Director Gibo siamo andati dal nostro amico Stefano che si è reso disponibile a prestarci due “faretti”, come dicevamo noi.
O “lampioni”, come li chiamava lui.
Oggi abbiamo capito perchè. BAAAAM!
L'Assistant Director fa la guardia all'attrezzatura.
Sì. È grosso. Molto grosso!
Grazie anche per la panchina e i cavi!
La panchina, oggetto emblematico del cortometraggio.
Come si costruisce un ciak fai da te? Ogni ripresa di un cortometraggio che si rispetti dovrebbe iniziare con una bella inquadratura del ciak, o clapperboard in inglese, in cui sono contenute tutte le informazioni sulla scena che si sta girando per aiutare il lavoro in fase di montaggio.
Potrei forse escludere uno strumento del genere per le riprese di The Ambulance?
Certo che no, ovvio! Dopo il DIY Dolly, diamo il benvenuto al secondo tutorial fai da te – bricolage di questo blog!
Per cominciare a costruire il ciak, occorre recuperare il materiale adatto, che potete vedere nella foto. La lista della spesa include:
1 lavagnetta magnetica di metallo, con tanto di cancellino, calamite e pennarello inclusi
2 assicelle di legno ben levigate e piatte
2 due giunti a L di metallo
6 viti corte
3 o 4 viti un po’ meno corte
1 bullone a testa tonda, con filettatura nella parte terminale
dadi e rondelle
pennarello indelebile (di quelli per i CD)
trapano
seghetto
vernici spray bianca e nera
nastro isolante
nastro adesivo di carta
Ecco il materiale di base. Lavagnetta, assicelle, viti, bullone, rondelle, giunti, nastro e vernice.
Il procedimento è molto semplice, se si è organizzati in una giornata si può finire tutto. Io ho iniziato due settimane fa perchè a casa mia il materiale da bricolage a disposizione consiste in chiodi e martello, per cui ho dovuto girare mezzo mondo per recuperare tutto il materiale.
Per cominciare occorre preparare le assicelle di legno. Quella inferiore può rimanere così com’è, mentre quella superiore, che dovrà alzarsi e abbassarsi per far funzionare il ciak, andrà arrotondata con il seghetto nella parte inferiore sinistra, come in figura.
La fase di pittura. Si può vedere il bordo arrotondato dell'asicella superiore. Il foro non è ancora stato fatto, quallo che si vede nell'assicella inferiore è un buco che c'era nel legno. In questa fase stavo mascherando le parti da mantenere di colore bianco.
Dopodichè potete darvi alla verniciatura. Si parte con una mano di bianco per poi mascherare col nastro di carta (io ho usato l’isolante e il giornale, avevo quello sotto mano!) le parti che dovranno rimanere bianche. Con le assicelle così sitemate si può passare a dare il nero.
Una volta che le assicelle sono dipinte è il momento di fissarle tra di loro. Con un trapano si fa un buco sull’assicella superiore, dove andrà ad infilarsi il perno. Le viti corte fissano i giunti a L all’assicella inferiore, uno per lato, lasciando un buco libero per il perno. Le viti devono essere abbastanza corte da non toccarsi all’interno del legno. In alternativa alle viti è possibile bucare il legno e sostituirle con bulloni.
Il perno fissa tra i due giunti l’assicella superiore, lasciandole libertà di movimento. Tra i giunti e l’assicella occorre inserire due rondelle per facilitare il movimento del ciak e non rovinare il legno.
Una volta fatto ciò è possibile avvitare la lavagnetta al retro dell’assicella inferiore.
Con il pennarello indelebile si tracciano poi le linee e si scrive la descrizione dei vari riquadri, che potrà ovviamente essere personalizzata. In caso di errore è possibile utilizzare alcool e un panno bagnato per rimuovere completamente l’inchiostro.
Il ciak contiene dei campi in cui inserire le informazioni sul film, la scelta va a di ognuno, io nel mio ciak ho inserito queste:
PRODUCTION: il nome della produzione
SCENE: numero della scena
TAKE: numero della ripresa
DATE: la data delle riprese
SET: il luogo delle riprese
CAM: informazioni sulla videocamera, ad esempio fps o formato video
DIRECTOR: il regista
DOP: il direttore della fotografia
INT/EXT: riprese in interno o in esterno
DAY/NITE: giorno o notte
SYNC/MOS: audio sincronizzato o scena senza audio
Sulla lavagnetta si potrà scrivere con il pennarello incluso, di quelli cancellabili. Le scritte e le linee fatte con il pennarello indelebile rimarranno lì dove devono stare. Magico!
Per concludere ho aggiunto ai lati del ciak un bordo di nastro isolante, per evitare di dover girare film splatter di macchinisti dalle dita amputate!
Mi sembra giusto dedicare il primo post all’attrezzatura fai da te per fare cinema che viene subito in mente a qualsiasi profano: il dolly. Nella fattispecie, un DIY Skate Dolly, cioè un dolly fai da te con ruote da skateboard o pattini. Il dolly è una delle attrezzature più utilizzate nel cinema e nel filmmaking, e consiste in qualsiasi cosa si possa spostare in modo liscio e fluido per muovere la macchina da presa. Solitamente ha ruote che scorrono sui binari, ma molti usano carrelli, sedie a rotelle, sedie da ufficio. Un piccolo budget può bastare per una grande idea!
In Internet si trovano centinaia di progetti su come costruirne uno (come trovarli?), dopo averne studiato qualcuno ho deciso di dedicarmi alla grande impresa.
Mi sembra utile scrivere un paio di dritte che a mio parere migliorano la struttura del dolly. La procedura si capisce dalle immagini, ma è davvero semplice.
Come costruire i binari
La prima dritta riguarda i binari in PVC. Occorre fare in modo che il passaggio del carrello sia il più fluido possibile. Ogni saltello o irregolarità è ben visibile nelle riprese, e il fenomeno aumenta proporzionalmente all’aumento della lunghezza focale. L’ideale sarebbe avere un unico, lungo, binario, ma i problemi di trasporto sono ovvi. Nel mio caso ho creato due binari da 5 metri, ognuno composto da 5 pezzi da un metro, giuntati dall’interno in modo da resistere saldamente, ma facilmente assemblabili.
Dopo aver visto molti progetti più o meno audaci con viti, cunei di legno, barrette di legno arrotolato con nastro da pacco, mi sono rivolto a un amico tornitore con cui in un’oretta rilassata di lavoro ho creato dei giunti in alluminio. Leggeri, resistenti e anche belli da vedere.
Tengono che è una meraviglia.
Sono cilindri cavi di circa 5 cm di lunghezza, incollati per metà in un tubo in modo da non incastrarsi all’interno durante il montaggio. L’altra metà che sporge si infila precisa nel pezzo di binariosuccessivo senza staccarsi durante il passaggio del carrello. Una scanalatura ad anello da una parte del giunto, poco distante dal bordo, permette alla colla di fare presa. Io ho usato del Super Attak, ma qualsiasi colla simile è perfetta.
La serie di giunti che ho usato forma due terminali per binario, un doppio maschio centrale e due femmine per collegare il maschio centrale con i due terminali. Nell’ordine: terminale-femmina-maschio-femmina-terminale
I binari sul carrello. Dall’alto: il terminale, il doppio maschio, la doppia femmina.
Dettaglio del binario. Il giunto esce per metà ed è a filo con il diametro interno del tubo (3.5cm). Una leggera pressione lo inserisce nel tratto successivo di binario.
I supporti per le ruote
Le altre due dritte riguardano la costruzione dell’impalcatura per le ruote e la loro disposizione.
Solitamente i progetti che si trovano indicano di utilizzare un profilato angolare a cui attaccare le ruote, fissando lo stesso alla tavola tramite diversi bulloni che lo trapassano nella piega ed escono dall’altro lato del ripiano.
Io ho preferito rivolgermi a un fabbro e farmi piegare una lamiera su misura, abbastanza spessa da non flettersi, e saldare quattro piedini per il fissaggio. Il motivo è che un bullone che trapassa la piega indebolisce la struttura dell’angolare, e la pressione data dal peso della videocamera e del treppiede rischia di appiattirlo, disallineando le ruote. Al contrario, quattro piedini ai lati evitano che l’angolare si “afflosci” su se stesso.
Inoltre, per evitare di fuoriuscire dall’altra parte della tavola e avere così una superficie completamente liscia, ho fissato gli angolari tramite quattro viti autofilettanti corte invece che bulloni.
Ho sfalsato la posizione delle ruote per evitare che passino contemporaneamente sui giunti, riducendo ulteriormente i saltelli.
Dettaglio dell’angolare del dolly con le viti di fissaggio. Si vede anche la posizione sfalsata delle ruote.
Le ruote utilizzate sono STAR HD 80, con cuscinetti, da pattinaggio artistico, recuperate a costo zero da una pattinatrice.
Per il fissaggio di ognuna ho usato un bullone del 6, due ranelle lisce, due ranelle zigrinate e tre dadi. È importante mettere le due ranelle lisce da una parte all’altra della ruota, una a contatto con la testa del bullone e una con il primo dado. La ruota deve essere libera di girare, quindi il primo dado deve essere appena appena a contatto. Per evitare lo spostamento verso la ruota, lo si stringe a una ranella zigrinata e a un controdado.
Ed ecco il secondo vantaggio di non avere un bullone in mezzo all’angolare: una chiave inglese riesce a passare tranquillamente sotto al pezzo per svitare entrambe le ruote, nel caso vadano sostituite o cambiati i cuscinetti.
Un’altra modifica che farò presto sarà rivestire le ruote con un panno, una fascetta di gomma o qualcosa che renda lo scorrere sul binario meno rumoroso.
Ecco un primissimo video di prova. Non è un granchè dal punto di vista artistico, ma rende l’idea della fluidità.